Dalle Olimpiadi all’ordinario: il laboratorio lombardo della mobilità turistica

Milano-Cortina ha dimostrato che l’intermodalità funziona. La sfida è replicare quel modello su scala permanente, integrando turismo, dati e trasporto pubblico in una piattaforma che parli alle community — non ai passeggeri. Il tavolo SMA ha raccontato come si sta cercando di farlo.

C’è un dato che restituisce la misura del problema prima ancora di ragionare sulla soluzione: il 75% dei turisti stranieri che visitano l’Italia sceglie solo il 4% del territorio nazionale. Venezia, Firenze, Roma, e in misura crescente Milano: questi poli attraggono masse di visitatori in volumi che i sistemi di trasporto non sono stati dimensionati per gestire, mentre il resto del Paese — con un patrimonio culturale, paesaggistico ed enogastronomico di assoluto rilievo — rimane fuori dai flussi principali. La ricerca della BIT di Milano citata al tavolo SMA aggiunge un elemento ulteriore: «il nostro tessuto turistico, specialmente quello locale, non è adeguato dal punto di vista tecnologico a quelle che sono le esigenze degli utenti».

Riccardo Maggioni, co-fondatore di Sportit e promotore di Discovera — piattaforma nata con il supporto di Trenord e di FNM — ha presentato al tavolo del 16 aprile un’analisi articolata delle trasformazioni in corso nel turismo italiano, con un focus particolare sulla Lombardia. Il punto di partenza è la consapevolezza che il turismo contemporaneo non si organizza più secondo le categorie tradizionali: non si viaggia più solo per vedere le bellezze storiche dei poli classici. «Sempre di più l’agenda del turista, specialmente giovane, viene costruita sulla base degli eventi: può essere un festival musicale, può essere la settimana del design. Il viaggio viene costruito intorno all’evento». Questo event-driven tourism modifica profondamente la struttura della domanda di mobilità: i picchi non sono più prevedibili su base settimanale, ma si concentrano in modo imprevedibile attorno a date specifiche, e richiedono una risposta sistemica che il trasporto pubblico tradizionale non riesce a fornire da solo.

“Il futuro è tracciato: bisogna cercare di replicare il modello Milano-Cortina su larga scala, non soltanto per un periodo di tre-quattro mesi.”

Carlo Frigerio, che rappresenta la divisione trasporti del Gruppo Frigerio, ha introdotto un concetto che ha attraversato tutto il dibattito: il trasporto di persone non è più un servizio, ma «un termometro delle città». I flussi turistici crescono sia su scala regionale sia su scala nazionale, e il sistema della mobilità «lo sente in prima» — prima degli altri settori, prima delle previsioni, prima degli indicatori economici lagging. Il Gruppo Frigerio, che opera sia nell’incoming sia nell’outgoing, ha una visione privilegiata di questa trasformazione: «i turisti non intasano soltanto le piazze, intasano i sistemi di trasporto che nessuno ha dimensionato per questa domanda».

Milano-Cortina come prototipo

L’esempio di Milano-Cortina è tornato più volte nel corso del tavolo come caso di studio e come ambizione. Le Olimpiadi Invernali del 2026 hanno rappresentato un esperimento di mobilità intermodale su scala straordinaria: la combinazione di trasporto ferroviario, navette, piattaforme digitali di prenotazione e gestione integrata dei flussi ha dimostrato che il sistema può funzionare quando tutti gli attori — pubblici e privati — operano con un obiettivo condiviso e dati condivisi. «Il futuro è tracciato», ha detto Frigerio: «bisogna cercare di replicarlo su larga scala, non soltanto per un periodo di tre-quattro mesi».

Discovera — nata proprio dall’incontro tra Sportit, Trenord e FNM — è il tentativo più strutturato di istituzionalizzare questa logica. La piattaforma organizza l’offerta di mobilità e turismo attorno a sette cluster tematici: dall’escursionismo alle terrazze del Duomo, dai laghi ai festival musicali. In 12 mesi di attività, ha già sperimentato pacchetti integrati — biglietto Trenord più ingresso all’evento — per il Gran Premio di Monza (25.000 pacchetti venduti), per EICMA, per eventi musicali. Il risultato non è solo commerciale: «abbiamo sgravato i parcheggi di Monza di utenti che sarebbero probabilmente andati con l’auto privata».

«Una piattaforma non è semplicemente un mezzo digitale attraverso il quale l’utente può costruire una vacanza, ma deve essere il punto di convergenza di tutti gli attori che partecipano all’esperienza di viaggio.»
— Riccardo Maggioni, Sportit / Discovera

Il modello Discovera punta a costruire un ecosistema aperto — «una piattaforma open, aperta a tutti i partner» — che aggreghi enti locali, operatori di mobilità, attrattori culturali e piattaforme di prenotazione in un’interfaccia unica per l’utente finale. L’obiettivo dichiarato è il turismo under, cioè la valorizzazione del patrimonio territoriale che rimane fuori dai circuiti di massa: piccoli borghi, riserve naturali, produttori enogastronomici, eventi locali. Ma per realizzarlo serve esattamente quello che il tavolo SMA ha messo al centro della discussione: condivisione di dati tra soggetti con interessi diversi, e una governance di quella condivisione che garantisca qualità, aggiornamento e sicurezza delle informazioni.

Lo smart working come variabile della domanda turistica

Un elemento che raramente viene integrato nell’analisi della mobilità turistica è la variazione della domanda indotta dallo smart working. L’esplosione del lavoro da remoto ha modificato non solo i pattern di mobilità pendolare, ma anche quelli del turismo di prossimità: persone che lavorano da casa due o tre giorni la settimana tendono a fare piccole escapade nei giorni feriali, sgravando il weekend e distribuendo i flussi su fasce orarie diverse. Questo è esattamente il tipo di micro-turismo che piattaforme come Discovera possono intercettare: un viaggio da Milano al lago di Lugano in treno il mercoledì mattina, con navigazione e pranzo inclusi, prenotato la sera precedente su smartphone, è un prodotto che i canali tradizionali non sanno costruire ma che la tecnologia rende oggi pienamente realizzabile.

Maggioni ha citato un dato che misura la disponibilità del mercato: «quasi uno su due italiani è disposto a spendere di più per un viaggio che abbia una connotazione sostenibile dal punto di vista di impatto ambientale». Questo per il viaggiatore medio italiano «non è un paradigma semplicissimo», perché implica lasciare l’auto privata nel garage e affidarsi a una combinazione di mezzi pubblici. Ma i dati di Snowit — la piattaforma di Sportit per il turismo montano, che ha traguardato 35 milioni di euro di vendite nell’ultima stagione — mostrano che quando l’esperienza è curata e l’acquisto è semplice, il consumatore sceglie la soluzione sostenibile.

La scommessa del dato condiviso

Il nodo gordiano che il modello intermodale non riesce ancora a sciogliere è quello della condivisione dei dati tra soggetti con interessi potenzialmente divergenti. Un operatore di trasporto che condivide i propri dati di occupazione in tempo reale con una piattaforma turistica terza mette a disposizione informazioni che possono essere usate sia per vendere pacchetti integrati sia per fare concorrenza sui propri servizi. Frigerio ha identificato in questo punto il collo di bottiglia principale: «abbiamo tantissime modalità per raccogliere i dati, semplicemente questi dati devono essere gestiti, interconnessi. Come? Grazie al pubblico, grazie al privato, grazie a queste tavole di confronto».

La risposta istituzionale non è ancora definita. L’assessore Lucente ha indicato nel progetto di digitalizzazione del biglietto — che presuppone un’integrazione delle piattaforme di vendita dei vari operatori — uno degli obiettivi prioritari della legislatura. Un biglietto unico digitale che funzioni su treno, autobus, navigazione lacuale e ingresso all’evento è tecnicamente possibile oggi: le applicazioni di Discovera e le integrazioni di Snowit lo dimostrano su scala sperimentale. La domanda è se esiste la volontà politica di costruire l’architettura regolatoria che rende questo possibile su scala sistemica.

“Il 6 turisti su 10 pianifica il proprio viaggio su piattaforme digitali, anche in modalità complessa. L’agenda del turista è sempre più costruita sugli eventi. Il viaggio viene costruito intorno all’evento.”

Il laboratorio lombardo della mobilità turistica è già in funzione. Ha prodotto risultati misurabili — 25.000 pacchetti venduti per Monza, 35 milioni di fatturato per Snowit, una città di Milano riconosciuta internazionalmente come hub dell’innovazione nella logistica dell’ultimo miglio. Trasformare questi risultati puntuali in un sistema permanente richiede però qualcosa che le piattaforme tecnologiche da sole non possono fornire: una governance condivisa dei dati, una regia istituzionale capace di tenere insieme attori con missioni diverse, e — come hanno sottolineato sia Frigerio sia Maggioni — un approccio al problema che tratti la mobilità turistica non come un segmento separato ma come parte integrante della politica di mobilità regionale.

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